Cape Town e dintorni | parte 5

La Penisola del Capo

Dicono che il fascino del Nord sia impossibile da ignorare, è un richiamo che ti attira a sé come una calamita. Beh, il Sud non fa eccezione. Mi trovo a Cape Town da quasi un mese, ma il mio desiderio di esplorazione sembra non spegnersi mai. Per fortuna condivido questo viaggio con persone altrettanto vagabonde, quindi non fatico a trovare compagnia per la prossima tappa: un’esplorazione dei punti salienti della Penisola del Capo, il primo dei quali è Capo di Buona Speranza. 

In barba ai molti tour organizzati che si possono facilmente trovare ovunque, optiamo per una scelta più avventurosa: decidiamo di noleggiare un’auto e di raggiungere Cape Point in autonomia. Non ci lasciamo scoraggiare dal meteo particolarmente antipatico e, nonostante il cielo sia coperto da grossi nuvoloni grigi e stia cominciando a cadere una leggera pioggerellina fredda, ritiriamo l’auto che ci porterà nel profondo sud della Penisola del Capo. Le mie compagne di vagabondaggio sono tutte brasiliane, quindi nessuna di noi aveva mai preso in mano un volante in un Paese con la guida a sinistra: abituarsi a fare le cose al contrario è stato tragicomico! Tra gli insulti di un ciclista che ci ha quasi rimesso le penne e una sospensione che per poco non è rimasta su un marciapiede, prendiamo il largo in direzione di Capo di Buona Speranza.

Immagine: Pinterest

Il paesaggio che ci accompagna durante il viaggio rende proprio l’idea di una terra che sa essere anche fredda ed inospitale, nonostante la stagione estiva possa facilmente far presumere il contrario. Se non sapessi di trovarmi nell’altro emisfero, potrei benissimo confondere queste colline con i brulli paesaggi scandinavi o islandesi, ma penso che in assenza di nuvole e pioggia avrei avuto un’impressione un po’ diversa. 

Un paio d’ore più tardi, senza quasi rendercene conto, ci ritroviamo su una sconfinata spiaggia di ciottoli circondata da alture: siamo a Capo di Buona Speranza, denominato anche Capo delle Tempeste. È il punto più sudoccidentale del continente africano, situato all’interno della Cape of Good Hope Nature Reserve che si estende per oltre 8000 ettari lungo 40 chilometri di costa. 

La spiaggia del Capo di Buona Speranza, purtroppo penalizzata dal meteo.
Foto: Deborah Stefanutti

Emozionate, scendiamo dall’auto e ci sparpagliamo in tutte le direzioni. Pochi passi e mi ritrovo davanti all’oceano… o agli oceani?? Eh sì, perché nella zona compresa tra Cape Point e Cabo Agulhas confluiscono le acque dell’Oceano Atlantico e dell’Oceano Indiano: lungo la costa atlantica fluisce la corrente fredda del Benguela, che arriva direttamente dall’Antartide, mentre da oriente il Capo è raggiunto dalla corrente di Agulhas, che dal Mozambico porta l’acqua più calda proveniente dal tropicale Oceano Indiano. È un paesaggio che lascia senza fiato anche in una giornata grigia come quella che ci è toccata in sorte: mi immagino enormi galeoni che circumnavigano l’Africa in direzione delle Indie Orientali, Vasco da Gama impegnato a gridare ordini ai suoi marinai, ma anche navi che si schiantano contro gli scogli e affondano, sorprese dalle violente tempeste che imperversano in questi luoghi. Secondo la leggenda, è proprio in queste acque che naviga l’Olandese Volante, nel suo eterno tentativo di doppiare il Capo. Soffia un vento gelido, che mi ricorda che davanti a me c’è solo l’Antartide… questo pensiero fa sempre un certo effetto. 

La sottoscritta, in doverosa posa turistica.
Foto: Deborah Stefanutti

Dopo aver contemplato l’Oceano ci spostiamo alla tappa obbligata per qualsiasi turista che si rispetti, ovvero il famoso cartello che indica il punto più sudoccidentale d’Africa, corredato di coordinate geografiche. Dopo le dovute foto ci dirigiamo verso il faro, che si trova su un’altura poco lontana. È raggiungibile sia a piedi che in funicolare (chiamata, guardacaso, The Flying Dutchman). Decidiamo per una camminata, che tuttavia non si rivelerà esattamente una buona idea: raggiungiamo il faro completamente zuppe. Dopo una breve sosta, che purtroppo non ci permette di godere appieno della bellezza del panorama, scendiamo la scalinata e torniamo verso l’auto, in partenza verso la prossima tappa: Boulders Beach.

I pinguini del Capo a Boulders Beach.
Foto: Deborah Stefanutti

Un breve viaggio (sempre piuttosto emozionante, dato il senso di marcia) ci porta direttamente alla spiaggia. La pioggia nel frattempo sembra essersi calmata, e quindi possiamo passeggiare relativamente tranquille. Dopo aver ammirato alcune bancarelle con dei coloratissimi souvenir, unico punto di luce nella giornata uggiosa, scendiamo il sentiero attraverso la sabbia. Pochi passi e troviamo davanti a noi una spiaggia bianca, l’oceano agitato e una grande roccia, sulla quale stanno intrepidi alcuni abitanti molto famosi: i pinguini del Capo, l’unica specie di pinguini che si riproduce in Africa. È uno spettacolo meraviglioso, e siamo anche abbastanza fortunate da riuscire ad avvicinarne qualcuno che aveva deciso di farsi una passeggiata sulla sabbia, ovviamente senza toccarli né spaventarli. Inutile dire che ce ne siamo innamorate e, se avessimo avuto dei rullini, li avremmo sicuramente consumati tutti qui. Dopo esserci riempite gli occhi con quello spettacolo naturale, un po’ riluttanti cediamo alle proteste del nostro stomaco e lasciamo la spiaggia per andare a mettere sotto i denti qualcosa di caldo in un piccolo ristorantino poco lontano. Dopo esserci rifocillate e più o meno asciugate i vestiti, ci rimettiamo in marcia alla volta dell’ultima tappa della nostra escursione: Muizenberg.

Le coloratissime casette a Muizenberg Beach, con una luce che renda giustizia.
Foto: capetownvesparentals.com

Questa pittoresca cittadina sulle sponde dell’oceano ospita Muizenberg Beach, famosa per essere perfetta per il surf e per le file di cabine da spiaggia variopinte che si possono trovare lungo tutta la sua estensione. Una passeggiata sulla spiaggia è d’obbligo e, nonostante il clima non sia dei migliori, notiamo molti coraggiosi che sfidano le temperature e le onde impetuose, persone in costume, bambini che fanno il bagno ed escono dall’acqua per correre sulla spiaggia. Io, che rabbrividisco solo a guardarli, mi sposto verso le casette colorate per qualche foto. Dopo esserci intrattenute un altro po’ sulla spiaggia, cediamo al vento gelido e ci lasciamo soffiare via verso l’auto. La nostra intrepida autista si rimette alla guida e facciamo rotta verso casa, ormai diventate vere esperte della guida all’inglese.  

Stanche e infreddolite ma infinitamente felici, rientriamo a casa cariche degli splendidi ricordi che anche questa giornata ci ha regalato. Ora però c’è solo il tempo per una bella doccia calda, perché Cape Town non dorme mai, e noi nemmeno!

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