Cape Town e dintorni | parte 3

Safari!

Non si può dire di essere stati in Sud Africa senza aver partecipato ad un safari. 

Pronta all’avventura, comincio a spulciare tra le mille alternative proposte dai vari enti turistici della zona: ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le tasche. Inutile dire che il Kruger Park mi faceva non poca gola, ma mettendo in conto il tempo che ci sarebbe voluto per raggiungerlo, fare il safari e tornare a Cape Town, ho capito subito che avrei perso una parte non trascurabile della mia preparazione all’esame. Decido quindi di orientarmi verso un’opzione più contenuta e, insieme a quelle che sarebbero state le mie compagne di avvistamenti, prenoto un safari di un giorno all’Aquila Game Reserve

Situata a circa 2 ore di macchina da Cape Town, nel Karoo meridionale, la struttura offre ai visitatori la possibilità di soggiornare in uno splendido parco naturale e, al contempo, l’opportunità di scegliere tra diversi tipi di safari, anche in notturna, per avvistare i famosi Big Five: leone, leopardo, elefante, rinoceronte e bufalo. Emozionatissime, non perdiamo altro tempo e ci iscriviamo al safari, a cui avremmo partecipato di lì al fine settimana successivo.

Il giardino dell’Aquila Game Reserve.
Foto: Deborah Stefanutti

Arriva il gran giorno! Ancora con la testa sul cuscino (la levataccia delle 5.30 non perdona nessuno), dopo una veloce colazione in un’Ashanti ancora completamente addormentata, troviamo puntualissima ad attenderci la navetta che ci accompagnerà al safari. Saliamo e ci accomodiamo. Ovviamente scelgo un posto appiccicato al finestrino perché, nonostante le mie palpebre avessero il peso specifico del piombo, non volevo perdermi neanche un fotogramma del panorama dell’entroterra sudafricano. Le due ore di viaggio passano tra qualche foto e uno stato di dormiveglia più o meno costante, accompagnati dall’autista che alterna informazioni sulle zone che attraversiamo a conversazioni (e forse anche qualche improperio) in afrikaans al telefono.

L’Aquila Game Reserve ci accoglie con un calice di benvenuto, che le mie compagne di viaggio non disdegnano sebbene siano soltanto le 8.30 del mattino. Ci viene messo a disposizione un ricco buffet per la colazione, al quale ci riforniamo senza indugi. Abbiamo ancora un po’ di tempo prima dell’inizio del safari, quindi ne approfittiamo per gironzolare nello splendido giardino della struttura, lasciandoci accarezzare dal venticello che mitiga un po’ il calore già abbastanza forte. Mentre le ragazze sono intente a studiare i punti strategici per farsi le foto migliori, in lontananza vedo qualcosa di enorme che si muove… ma è un elefante! Telefono alla mano, comincio a scattare qualche foto e mi rendo conto che, per me, il safari è già cominciato.

Elefante in vista!
Foto: Deborah Stefanutti

L’ora della partenza si avvicina e ci dirigiamo al punto di ritrovo. Il ranger che ci guiderà attraverso il parco ci fa salire su una jeep aperta, dalla quale potremo osservare l’ambiente circostante e, al contempo, rinfrescarci senza l’uso di aria condizionata. Una breve conta dei passeggeri e si parte. Che il safari abbia inizio!

Come prima tappa, ci fermiamo vicino a un laghetto. Apparentemente sembra non ci sia nessun animale in vista, ma il nostro ranger dall’occhio esperto ci fa notare che, a pelo d’acqua, ci sono delle strane protuberanze… gli occhi e le orecchie di un ippopotamo! Dopo una breve spiegazione sul comportamento e il temperamento di questi animali, spesso incautamente sottovalutati, ripartiamo. Mentre un branco di struzzi ci attraversa la strada, osserviamo alcuni elefanti che camminano placidi attraverso i cespugli bassi.

Più avanti, il ranger si ferma di nuovo per farci ammirare da vicino un pacifico rinoceronte intento a masticare un arbusto mentre, in lontananza, un’antilope ci osserva incuriosita. La nostra guida ci informa che quel particolare tipo di antilope è uno Springbok (nome con cui sono familiarmente conosciuti anche i giocatori della nazionale di rugby sudafricana), che io mi ricordo di aver “assaggiato” pochi giorni prima, durante la cena in un ristorante che proponeva cibi tipici. Di cosa sa un’antilope? La mia risposta è: di capra. Quindi, se come me non siete amanti del genere, vi consiglio di optare per la carne di struzzo, che ho trovato dolcissima e deliziosa, paragonabile a un manzo di ottima qualità.

Il safari prosegue tra avvistamenti di zebre, gnu e cuccioli di rinoceronte beatamente addormentati. Ci addentriamo nel parco fino a raggiungere una zona ben separata dal resto dell’ambiente, questo a tutela degli animali di entrambe le aree, perché, è proprio il caso di dirlo, siamo nella tana del leone. Dopo aver proseguito per alcune centinaia di metri, il ranger che accompagna il gruppo dietro di noi fa un segno alla nostra guida. Ci fermiamo, mentre i due discutono animatamente e gesticolano in direzione dell’altura di fronte: qualcuno sembra aver avvistato un leone, ma non ne sono sicuri, perché molto difficili da individuare tra la vegetazione. Passano i minuti, e ancora non riusciamo a capire dove possa essersi nascosto. Tutto ad un tratto, qualcuno comincia a puntare il dito con più sicurezza verso un punto preciso e, dopo qualche tentativo di messa a fuoco, riesco a individuarlo anch’io: un leone in carne ed ossa ci sta osservando dall’alto, seminascosto. Vicino a lui anche la leonessa, più sfuggente. Emozionati alla vista del re della savana, non possiamo esimerci dalle foto, che però risultano accettabili soltanto con un buono zoom. Dopo aver ammirato Mufasa a debita distanza, riprendiamo il sentiero, ripercorrendolo a ritroso e incontrando nuovamente alcuni degli animali visti in precedenza.

Il Re della savana… e del mimetismo.
Foto: Deborah Stefanutti

Ritorniamo alla struttura ricettiva dell’Aquila Game Reserve a dir poco accaldati e coperti di pulviscolo dalla testa ai piedi, ma decisamente elettrizzati per l’esperienza appena conclusa. Ora, ciò che ci vuole è un lauto pranzo e una buona dose di acqua fresca, lo stretto necessario per rimetterci in forze. Dopo aver fatto onore al buffet, ciondoliamo pigramente sotto il sole che inonda il giardino, per poi distenderci su alcune sdraio a bordo piscina. 

Tra risate e chiacchiere, arriva l’orario stabilito per la ripartenza. Facciamo ritorno al punto di ritrovo e saliamo nuovamente sulla navetta che ci riporterà a Cape Town, sempre in compagnia del nostro simpatico autista boero. 

Entusiaste per essere riuscite a vedere almeno 3 dei Big Five e felici dei bellissimi ricordi che stiamo creando, osserviamo dal finestrino le colline che scivolano all’orizzonte, impazienti di scoprire cosa ci riserveranno le prossime settimane.


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