Alla scoperta dell’Africa: Tunisia

Sidi Bou Saïd. Un paesino collinare dal panorama mozzafiato. La sua particolarità sono le case dalle mura bianche e con tetti, finestre e porte colorate in stile arabo.

Ti sogno da quando ne ho memoria. T’immagino nella musica, nei volti e sorrisi della gente che ti abita, nei colori dei paesaggi che hai da offrire e finalmente, mia cara Africa, le nostre strade si sono incrociate per unirsi in un unico cammino di vita. Non immaginavo così presto, ma era da una vita che ti stavo aspettando!

Il mio percorso in Africa, quasi come un sentiero che ti conduce verso la felicità, inizia nel Magreb, a Tunisi. Che sia stato per destino o per caso, la possibilità di iniziare a vivermi l’Africa in un paese così vicino a me geograficamente ma così apparaentemente distante per cultura e religione, si è rivelato la svolta di cui avevo bisogno per far sentire al mio cuore vivo. Oggi non vi racconterò ciò che si è sempre sentito sul mondo arabo e musulmano; i media speculano sulla base di stereotipi così fantasiosi e artefatti che rimango quasi senza parole. Vi mostrerò una storia di amore e bellezza, di ricerca dentro se stessi dei veri valori che sono importanti per una giovane donna che si affaccia sul mondo.

La statua del primo presidente della Tunisia Habib Bourguiba.

E’ tornata a Tunisi 29 anni dopo che era stata rimossa per ordine dell’ex Presidente Ben Ali. Dopo il golpe che l’aveva portato al potere nel 1987, Ben Ali aveva infatti voluto eliminare ogni segno del predecessore. La statua equestre è stata rimontata nel viale in cui si tenevano le manifestazioni durante la Primavera araba nel 2011.

Habib Bourguiba ha governato la Tunisia dal 1957 (anno dell’indipendenza dalla Francia) al 1987. È simbolico il fatto che la statua sia stata rimessa al suo posto perché Bourguiba è stato un leader laico e riformatore

Se chiudo gli occhi, posso ancora sentire le preghiere provenienti dalla moschea del quartiere che si espandevano in alto verso il cielo fino ad arrivare a Dio e che si propagavano nei cuori della gente di lì. Arrivando addirittura al mio di cuore, malgrado non capissi la lingua quelle voci e melodie riuscivano a portarmi in un’altra dimensione, allontanado ogni pensiero e concentrandomi solo nel fruscio degli alberi di gelsomino, nel vento afoso fino a farmi addormentare la notte. Una sensazione che non si può descrivre per quanto sia intensa. Vedo ancora nella mia mente, i bambini che giocavano dalla mattina alla sera per le strade, in totale autonomia e che si dilettevano in qualsiasi gioco avessero in mente; mentre raccoglievano fiori di gelsomino prima che facesse buio e dovevano rientrare a casa. Se potessi dare un odore ad ogni Paese che ho visitato, sicuramente alla Tunisia spetterebbe il gelsomino!. Fresco, buono e profumato.

La famiglia della mia amica Selma mi ha fatto riscoprire il senso di unità e solidarietà. Ogni momento della giornata lo si passava insieme,si facevano le faccende domestiche insieme, si mangiava insieme, si prendeva il thé insieme. Il tutto in totale allegria e calma, senza guardare l’orologio e stare lì a pensare alle migliaglia di cose che bisognava fare. Sin da subito si sono preoccupati di farmi sentire amata e a mio agio; avrei voluto parlare molto di più con loro perché dalle poche cose che capivo erano persone speciali, generose e sempre pronte ad aiutarmi con un bel sorriso. Ho imparato il valore del ‘grazie’. Credo che fosse una delle parole che più ripetevo perché ero veramente grata per tutto quello che facevano per me, per l’affetto che mi davano senza la minima pretesa di riceverlo, ma quando la vita ti regala la possibilità di conocere gente così è impossibile non voler ricambiare e donare tu un sorriso a loro.

Ho vissuto 6 giorni da tunisina nel vero senso della parola e poche volte come questa mi sono sentita parte di qualcosa, di una famiglia. Non avevo troppi sguardi puntati addosso per non sembrare la ‘tipica italiana’, ero una di loro e la cosa mi dava sicurezza e tranquillità anche se non ci capivamo erano i nsotri cuori che parlavano la stessa lingua. Ho percorso mille strade, tra il mercato e le vie della città osservando tutti i volti della gente, li guardavo e riguardavo, ciò che mi veniva sempre alla mente era il ricordo di casa perché quelle persone mi ricordavano i miei concittadini. Allora lì capì quanto di arabo ci sia in Sicilia e paradossalmente ci sono molte più cose simili rispetto a quelle che si trovano a Milano o Torino.

In quei momenti ho capito che per tutte le volte in cui i media, i politici avrebbero voluto vederci divisi, in conflitto, sarebbe bastato solamente guardarci l’un l’altro negli occhi per comprendere che l’unica distanza e differenza sta nei confini mentali di coloro che vorrebbero dividerci.


Sono Elide, giovane ventenne di Palermo.
Innamorata dell’Africa sin dalla tenera età, nel corso della mia vita questo amore ha preso varie sfumature fino a concretizzarsi nell’attivismo sociale.
Con un animo da Black Panther “apolitica”, cercherò di farvi conoscere tutto ciò che non sapevate sulle diverse culture presenti nel grande Continente e nei luoghi della Diaspora.

Per qualsiasi curiosità o approfondimento potrete contattarmi in privato agli indirizzi che lascio qui giù!👇🏾

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Facebook: Elide Lattuca


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