5 tecnologie edilizie che potrebbero migliorare le condizioni abitative in Africa

Metà della popolazione urbana dell’Africa sub-sahariana vive nelle baraccopoli.

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Nature, risulta che circa 53 milioni di persone vivono in slum, ovvero in aree prive di acqua potabile, servizi igienici, sanitari e scuole. Si tratta del 47-50% della popolazione urbana analizzata nello studio che ha preso in esame 31 paesi.

Ancora oggi, nonostante il continente sia spesso al centro di storie che ne testimoniano la crescita, lo sviluppo, l’avanzamento economico, sociale, culturale, la situazione è particolarmente seria. Soprattutto per il boom demografico previsto da qui ai prossimi anni e che si concentrerà proprio nelle aree urbane. In particolare, è stato stimato che, entro il 2050, le città africane raccoglieranno 950 milioni di cittadini in più rispetto agli attuali. La fonte è Africapolis, uno studio promosso dal Sahel and West Africa Club (SWAC) in collaborazione con e-geopolis.org.

Pensando alle grandi metropoli africane ci si imbatte spesso in un immaginario dominato da baraccopoli apparentemente sfuggite ad ogni controllo, che non sono altro che il risultato di politiche abitative scadenti. Quello abitativo è oggi uno dei settori di maggior preoccupazione per i governi africani, i quali, se vogliono affrontare e prevenire la proliferazione e degenerazione delle baraccopoli, devono realizzare dei piani abitativi economicamente accessibili e ambientalmente sostenibili.

In che modo? Ad esempio – come già in molti hanno cominciato a fare – investendo in nuove tecnologie edilizie. Qui di seguito vi presentiamo alcune di queste tecnologie che potrebbero sovvertire il paradigma in uso nel settore costruttivo africano: sembrano avere in comune una riduzione di costi e tempi, un minor impatto ambientale e una resistenza maggiore.

  1. (da sx) Polistirolo espanso EPS: pannelli in polistorolo espanso realizzati in fabbrica e trasportati sul luogo di costruzione già pronti all’assemblaggio.
  2. Mattoni di terra ad incastro ISSB: mattoni che non hanno bisogno di complessi processi di modanatura e di essicazione ma per cui sono sufficienti del terreno, dei sacchi di cemento e la pressa.
  3. Klevabrick: mattoni speciali che sfruttano, al posto della malta, il fissaggio tramite bulloni.
  4. Prefabbricati in fibrocemento: pannelli prefabbricati in fibrocemento (un materiale costituito da cemento rinforzato da fibre di cellulosa), molto resistenti e pronti da assemblare sul posto.
  5. Costruzioni d’acciaio leggero: sagome d’acciaio sostituiscono complesse strutture realizzate usando una grande quantità di legname.

Fonte: https://www.africanvibes.com/5-building-technologies-spurring-affordable-housing-in-africa/


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