Il teatro nella letteratura dell’Africa subsahariana

Foto tratta dal musical 'The Lion King'.
Musical ‘The Lion king’ prodotto dalla Walt Disney Theatrical

“Non gl’immobili fantocci del Presepio; e nemmeno ombre in movimento. Non sono teatro le pellicole fotografiche che, elaborate una volta per sempre fuori dalla vista del pubblico, e definitivamente affidate a una macchina come quella del Cinema, potranno esser proiettate sopra uno schermo, tutte le volte che si vorrà, sempre identiche, inalterabili e insensibili alla presenza di chi le vedrà. Il Teatro vuole l’attore vivo,
e che parla e che agisce scaldandosi al fiato del pubblico; vuole lo spettacolo senza la quarta parete, che ogni volta rinasce, rivive o rimuore fortificato dal consenso, o combattuto dalla ostilità, degli uditori partecipi, e in qualche modo collaboratori”.

Silvio D’Amico in Storia del Teatro

Quella teatrale è una tradizione ben radicata all’interno del panorama letterario africano e presenta molte differenze con la tradizione teatrale europea, sia a livello di tematiche che di esposizione.
Il teatro africano pone come temi principali quelli che sono più vicini alla dimensione sociale e politica dell’individuo, ma tratta anche temi di carattere psicologico e storico che fungono da ponte tra il passato e la contemporaneità. Al contrario del teatro europeo, basato soprattutto sul dialogo, il linguaggio teatrale africano è costituito dai movimenti dell’attore, dal tono della sua voce e dal suo abbigliamento, che spesso
include delle maschere, in modo da poter trasmettere al meglio il contenuto dell’opera.

Nel corso della rappresentazione non vengono fornite informazioni riguardanti il contenuto dell’opera o i personaggi, in quanto ciò che viene messo in scena è parte integrante del patrimonio culturale comune. Viene omessa anche l’evoluzione psicologica e caratteriale del personaggio, poiché c’è la tendenza alla rappresentazione
delle idee, non delle persone.

È possibile suddividere il teatro africano in alcune fasi storiche: fase tradizionale, fase coloniale, fase post-coloniale e fase contemporanea.
Nella fase tradizionale, le opere traggono spesso origine da cerimonie religiose modificate. Questa fase è caratterizzata dall’oralità, in quanto la scrittura non era quasi mai utilizzata, e ciò permetteva una maggiore flessibilità nella produzione e nella rappresentazione delle opere. Molta importanza viene data alle tradizioni, ai miti e ai riti che sono alla base della società. Tipiche sono le rappresentazione in
costume e in maschera.
Nella fase coloniale, le forme teatrali tradizionali furono affiancate da una nuova forma di teatro che metteva in comune gli elementi principali del teatro occidentale e quelli del teatro africano. Con l’arrivo in Africa dei missionari francesi, le rappresentazioni iniziarono ad accostarsi sempre più al messaggio evangelico cristiano e alle Sacre Scritture attraverso il riadattamento e la messa in scena di opere a contenuto biblico, che sostituirono quelle a sfondo religioso locali. Fino agli anni trenta del ‘900, il teatro venne considerato come uno strumento educativo che i missionari utilizzavano per diffondere i valori e l’educazione europea all’interno delle colonie. La spinta verso una vera e propria attività teatrale si ebbe con la fondazione, nel 1938, del Théatre Indigène de la Cote d’Ivoire. Una produzione scritta più intensa si ebbe a partire dagli anni sessanta, dove si distinsero le opere a carattere epico e storico da quelle a carattere satirico, politico e moraleggiante.
La produzione teatrale di origine anglofona nacque nel 1880 da parte di un gruppo di africani europeizzati che rappresentarono classici europei e riadattarono alcuni testi biblici per poterli mettere in scena. Con il diffondersi delle idee e dei movimenti anti-coloniali, molti africani adottarono un atteggiamento anti-europeo e iniziarono a fiorire le chiese africane che includevano danze e musiche durante i riti. A seguito della composizione di musiche per celebrare la Pasqua, Hubert Ogunde si diede alla composizione di operette e, insieme a Kola Ogunmola e Duro Lapido, rientrò nel novero dei compositori nigeriani più famosi.

Con la fine della Seconda guerra mondiale e l’inizio della decolonizzazione, il teatro africano post-coloniale e contemporaneo iniziarono a fare propri i caratteri tipici del teatro europeo. La svolta si ebbe tra gli anni sessanta e settanta del ‘900, con la decisione da parte della University Ibadan School of Drama di riportare alle origini la scena teatrale africana. In questo contesto si affermarono Soyinka e Clark, i maggiori esponenti del teatro africano contemporaneo.
L’attività teatrale di Wole Soyinka, vincitore nel 1986 del Premio Nobel per la letteratura, iniziò nel 1963 con la pubblicazione di ‘A Dance of the Forests’ che, come altre delle sue opere, tratta temi strettamente legati alla vita politica del suo paese, la Nigeria, divenuto indipendente nel 1960.

Wole Soyinka – photo credit minimaetmoralia.it

John Pepper Clark nacque come poeta, ma, influenzato dalla passione per il teatro greco e dalla letteratura inglese, si dedicò alla stesura di opere teatrali con tema i conflitti e i fermenti dell’Africa contemporanea.
Le principali sono ‘Song of a goat’, ‘The masquerade’ e ‘The raft’ pubblicate nel 1964 che compongono una trilogia denominata ‘Three plays‘.

J. P. Clark – photo credit afrilingual.wordpress.com

All’interno del panorama teatrale dell’Africa sub-sahariana sono di spicco le tradizioni teatrali hausa e swahili.

Il dramma popolare hausa è basato sulla drammatizzazione di uno spirito, che parla e agisce influenzando l’attore che ne esprime le caratteristiche. La produzione teatrale è una produzione di narrazione e denuncia dei problemi della società e si diffonde attraverso la radio e la televisione. Una delle caratteristiche del teatro hausa è la figura dell’annunciatore, che si occupa della spiegazione delle vicende narrate e del messaggio trasmesso dall’opera, di modo che tutti possano trarne un insegnamento. Diffusa fu la traduzione e il riadattamento di classici della letteratura europea, come la ‘Lisistrata‘ di Aristofane e ‘La dodicesima notte‘ di William Shakespeare.

Il teatro di tipo occidentale in swahili nasce negli anni cinquanta del ‘900 e si occupa di tematiche molto care ai giovani, come i matrimoni combinati. In seguito, a partire dagli anni sessanta, la produzione teatrale aumentò e si diffusero opere a carattere psicologico grazie all’impegno di Penina Muhando, docente di arte drammatica all’Università di Dar es Salaam.


Fonti:
Baldi, Sergio Panorama delle letterature dell’Africa Subsahariana
Bertoncini, Elena Panorama delle letterature dell’Africa Subsahariana
Clark, John Pepper Encyclopaedia Britannica
D’Amico, Silvio Storia del teatro
Paoletti, Mario intervista a Wole Soyinka
Toscano, Maddalena Panorama delle letterature dell’Africa Subsahariana

Immagine: Planeta Skazok


Foto di Lucrezia

Sono Lucrezia e ho 26 anni.
Il primo contatto con l’Africa l’ho avuto quando i miei genitori adottarono un ragazzo congolese e grazie a lui mi sono innamorata di questo continente che è in realtà un mondo.
Sono laureata in Lingue e Culture Africane e parlo correntemente cinque lingue, tra cui il Swahili: come Ludwig Wittgenstein, credo che I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo.


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