I più grandi innovatori africani del 2019: in campo per il futuro del continente e del mondo intero

Dopo una notte di manifesti delle buone intenzioni e festeggiamenti più o meno composti, siamo giunti dritti nel secondo decennio del XXI secolo.

Soddisfatti di quello che avete realizzato fino ad oggi?

Se state scuotendo la testa, non preoccupatevi. Se vi impegnerete assiduamente il successo arriverà. Magari in nuove e sorprendenti forme.

Comunque, per coloro che sono nati per “anticipare i tempi”, è già tempo di mettere da parte il passato e tornare a far frullare la mente, affrontare le sfide del presente e porsi nuovi obiettivi.

In questo articolo, vi parleremo degli “anticipatori” africani che hanno lasciato un segno nei 365 giorni appena trascorsi e che sono lanciati verso il futuro, secondo la lista ‘Quartz Africa Innovators 2019’ stilata dalla piattaforma mediatica Qz Africa.

Due sono le cose che mi hanno colpito di più leggendo la lista di Qz Africa. Una negativa ed una positiva:

  1. Non conoscevo quasi nessuno di queste signore e di questi signori. E allora mi sono chiesto: perché in Italia non se li fila nessuno? Ma perché nel mainstream del nostro Paese la figura dell’africano è associata al 99,9% a quella del migrante sul barcone (da desiderare e accudire per alcuni, da tenere lontano per molti altri) oppure a quella del bambino che piange miseria negli spot per la raccolta fondi? Io penso che alla base ci sia un misto di ignoranza, scarsa lungimiranza e senso di superiorità, spesso anche inconscio (mood ‘salvatori bianchi’ per intenderci). Ma forse mi sbaglio, per carità..!
  2. La seconda nota è fortunatamente positiva. Fra le righe delle storie di lavoro e innovazione di queste donne e di questi uomini (anche giovanissimi) ho ammirato la capacità di coniugare senso pratico ad encomiabili ideali. Grandi idee innovative a forte impatto sociale. Mission ricche di valore umano, preservate dalla disumanizzazione della ricerca del profitto come unico scopo.

Quest’ultima, forse, è una delle notizie più belle del 2019. Non solo per il futuro dell’Africa ma anche per quello di tutti noi. Ad meliora et maiora semper!


“Al World Economic Forum Africa di quest’anno, i nostri innovatori sono riusciti a
trasmettere il concetto per cui l’innovazione per l’Africa è una filosofia molto più ampia rispetto al semplice costruire oggetti o creare app intelligenti. Si sono schierati a favore del bisogno di un pensiero più innovativo all’interno di ogni aspetto della vita moderna in Africa, sostenuto anche dalle infrastrutture legali e governative.

Mentre rivedevamo i punteggi dei candidati alla quinta edizione della nostra lista di Africa Innovators, venivamo spesso colpiti non solo dalle idee, ma anche dal pensiero creativo necessario a superare gli ostacoli che gli innovatori incontrano a livello locale. Abbiamo trovato uomini e donne provenienti da tutta l’Africa, impegnati in un’ampia varietà di campi, ognuno dei quali, in modi diversi, sfida lo status quo e spinge sempre più in là il limite dei mercati locali, facilitando anche il coinvolgimento di un sempre maggior numero di persone.

Come è già successo durante gli anni precedenti, gli innovatori sono stati scelti per il loro lavoro pionieristico, per le iniziative da leader di pensiero e per la creatività
nell’approccio ai problemi. Ognuno di loro è un esempio di ciò che è possibile ottenere quando si utilizza un punto di vista originale per risolvere grandi sfide”.

Yinka Adegoke, Quartz Africa Editor.

Gli Innovatori del 2019:

Ghirmay Abraham – Eritrea

Ghirmay Abraham

Fondatore Aptech Africa

Ghirmay Abraham è un ingegnere meccanico laureato all’Università di Asmara in Eritrea. Il suo interesse per le energie rinnovabili lo porta a fondare un’azienda – Aptech Africa – specializzata nella realizzazione di pannelli solari. Sceglie il Sudan del Sud, il Paese con la minor fornitura di energia elettrica al mondo, come mercato d’ingresso per la sua start-up e, da lì in poi, l’ascesa è rapida.
Aptech Africa parte con un investimento di 20.000$ tra risparmi e prestiti da parte dei
familiari di Ghirmay. Il fratello, Metkel Zerai, sarà uno dei primi impiegati. Otto anni dopo la costituzione ufficiale, l’azienda può contare su circa 70 lavoratori assunti a tempo pieno. Ha una sede principale in Uganda, ma uffici operativi anche nel Sudan del Sud, Sierra Leone, Ruanda. Il ‘London Stock Exchange Group’ l’ha recentemente definita come una delle “Aziende che ispirano l’Africa nel 2019”.
E nel futuro? Ghirmay ha fatto sapere che sta pensando al Niger come prossimo stato in cui espandersi, vuole raggiungere quota 13 Paesi entro il 2025.

Sénamé Koffi Agbodjinou – Togo

Sénamé Koffi Agbodjinou

Architetto/Attivista ICT

L’Africa ‘francofona’ si è spesso trovata in difficoltà nel tenere il passo degli ecosistemi
tecnologici già operativi nel resto del continente. Oggi, però, la situazione è in evoluzione. Non solo si rafforzano le reti di ‘Business Angels’ che immettono capitale da investire nel supporto di nuove start-up, ma alcune eccellenti ‘menti pensanti’ come Sénamé Koffi Agbodjinou mettono il loro know-how a favore dello sviluppo della cultura locale, dell’innovazione e della creatività.
In particolare, Agbodjinou fonda nel 2012 WoeLabs, un hub tecnologico togolese con l’obiettivo di renderci “tutti uguali di fronte alla tecnologia”. Il laboratorio registra un enorme successo appena un anno dopo, quando una collaborazione con alcuni innovatori locali consente la realizzazione di una stampante 3D utilizzando rifiuti elettronici. Ora, l’intenzione è quella di costruire delle stampanti 3D da installare nelle scuole locali per stimolare la creatività e l’apprendimento.
WoeLabs, grazie ad una rete locale di innovatori ed investitori, si è trasformata in un acceleratore di startup che lavorano su robotica e recupero di rifiuti elettronici.

Olugbenga Agboola – Nigeria

Olugbenga Agboola

Co-fondatore Flutterwave

I primi imprenditori che hanno messo mano e sapere nell’ecosistema tecnologico della Nigeria si sono confrontati con un problemino non da poco: infrastrutture e tecnologie di pagamento online assolutamente non affidabili.
Oggi, tale situazione è molto diversa grazie all’ingegno di alcune aziende.

La Flutterwave, ad esempio, diretta da Olugbenga Agboola, aiuta i commercianti e le imprese africane ad azzerare le restrizioni sul commercio online internazionale e ad espandere il raggio d’azione e di guadagno, consentendo loro di ricevere ed elaborare i pagamenti in modo veloce e sicuro. L’ultimo esempio è la collaborazione tra Flutterwave e il gigante dell’e-commerce cinese Alibaba, che permette ai commercianti africani di ricevere pagamenti da un miliardo di utenti Alipay.

Agboola ha nel curriculum invidiabili esperienze nel campo della tecnologia finanziaria e collaborazioni con aziende come PayPal e Standard Bank. Ha fondato Flutterwave insieme ad Iyin Aboyeji, uno dei più noti imprenditori di tutta l’Africa in ambito tecnologico.

Joël Andrianomearisoa – Madagascar

Joël Andrianomearisoa

Artista

Joël Andrianomearisoa è un artista multidisciplinare le cui opere sono influenzate da “tutto” (sue testuali parole). La varietà delle fonti d’ispirazione di Andrianomearisoa si riflette indiscutibilmente nel suo lavoro: l’artista utilizza moda, scultura, fotografia e video come mezzi di espressione e produzione artistica. Un’arte che è stata esposta in tutto il mondo. Anche in Italia.
Quest’anno infatti, Andrianomearisoa ha fatto la storia diventando l’artista a cui è stata commissionata la creazione del primo padiglione del Madagascar alla Biennale
di Venezia
. La sua installazione – “Ho dimenticato la notte” – usa la memoria e la sua
centralità per rappresentare la dualità di una notte in Madagascar e in un altro luogo
del mondo.

Pur ritenendosi onorato di rappresentare il Madagascar, Andrianomearisoa spera
che la sua installazione riesca a raccontare una realtà più complessa, che va oltre
l’esotismo spesso associato all’isola. L’esposizione, aggiunge, riguarda anche il
dialogo: tra “il mondo che parla al Madagascar e il Madagascar che parla al mondo”.

Getnet Assefa – Etiopia

Getnet Assefa

Fondatore iCog Labs

Getnet Assefa è un informatico e fervente futurista che pensa continuamente alle enormi capacità delle macchine e al ruolo che avranno nel nostro futuro. Il 33enne è fondatore e AD di iCog Labs, il primo laboratorio per l’intelligenza artificiale in Etiopia situato fuori da Addis Abeba. Aperto nel 2013, il laboratorio di ricerca e sviluppo ha collaborato con aziende profit e no profit di tutto il mondo per usare la tecnologia allo scopo di espandere le capacità umane e migliorare la vita di tutti.
Gli sviluppatori di iCog sono coinvolti in progetti che spaziano dalla linguistica
computazionale applicata alle lingue africane all’invenzione di sistemi robotici con finalità educative. Getnet e la sua squadra hanno sviluppato un robot calciatore e un robot Einstein. Sono stati coinvolti anche nella creazione di Sophia, il primo androide a ricevere la cittadinanza saudita nel 2017.
Il suo lavoro non è tutto rosa e fiori, frequenti crolli della rete internet e scarsità di fondi lo mettono a dura prova. Ciononostante, Getnet afferma che iCog vuole essere una rampa di lancio per rendere l’Etiopia il prossimo grande hub tecnologico d’Africa: un ecosistema che non sia solo dipendente da sovvenzioni e donazioni, ma che venga riconosciuto per inventiva e “azione”.

Selassie Atadika – Ghana

Selassie Atadika

Ristoratrice, Chef di Midunu

Mentre lavora per l’UNICEF, Selassie Atadika rimane molto colpita da una crisi alimentare che scoppia in Africa occidentale. Dopo quell’esperienza decide di iscriversi al Culinary Institute of America per formarsi nel campo delle arti culinarie, per approfondire la conoscenza verso i cibi sostenibili preparati secondo le tecniche tradizionali africane.
Così nel 2014 apre Midunu, un ristorante ad Accra a gestione interamente femminile. Grazie al marchio Midunu, organizza cene che rispecchiano la filosofia culinaria “New African Cuisine”: cibi a base vegetale, valorizzazione dei sapori e non della parte grassa, utilizzo di ingredienti locali come il formaggio prodotto dalle comunità Fulani e i grani fonio.

Siccome “gli africani non ne sanno molto di sé stessi”, Atadika include anche piatti tipici di altri Paesi dell’Africa per i clienti di Accra. Grazie alla sua creatività e al suo innovativo stile di ristorazione, Atadika è stata inserita tra i finalisti del Basque Culinary World Prize nel 2019.

Fatoumata Bâ – Senegal

Fatoumata Bâ

Imprenditrice/investitrice

Le sovvenzioni per le startup africane nel 2018 hanno superato tutti i record, ma sono
ancora considerevolmente basse se confrontate con quelle di altri mercati emergenti.
Inoltre, i fondi si concentrano in modo spropositato su 3 Stati chiave: Nigeria, Sudafrica e Kenya. Per le startup dirette da donne, la sfida è ancora più ardua.
La mission di Fatoumata Bâ è quella di democratizzare i capitali di rischio da investire nel continente. Tramite la sua impresa Janngo, lavora per investire nei migliori rappresentanti pan-africani del mondo digitale, sostenuti da modelli di business comprovati e con un impatto sociale inclusivo. Le sfide e le opportunità in Africa “mi motivano non solo a diventare un’imprenditrice, ma anche un’investitrice”, afferma Bâ.
Nel 2018, Janngo ha lanciato Jexport, un’iniziativa di import-export che si propone di
accelerare il commercio transfrontaliero per le piccole e medie imprese. Prima di fondare Janngo, Bâ ha svolto ruoli manageriali all’interno della piattaforma di e-commerce Jumia, in Nigeria e Costa d’Avorio.

Taleb Brahim – Sahara Occidentale

Taleb Brahim

Ingegnere

A causa del conflitto armato con il Marocco a metà degli anni ’70, decine di migliaia di Saharawi si sono rifugiati nei campi profughi nel sudovest dell’Algeria. Le condizioni erano davvero difficili, con caldo estremo e aridità che rendevano impossibile la coltivazione, causando fame e malnutrizione.
Nel 2017, Taleb Brahim, che viveva all’interno di un campo profughi, ha pensato ad una soluzione e ha portato avanti l’idea di produrre foraggio verde tramite l’idroponica. Questa tecnica permette di far crescere le piante senza doverle inserire nella terra, usando soltanto l’acqua: il che significa che si possono far crescere semi d’orzo fino a farli diventare erba, per poi trasformarli in foraggio per il bestiame.
La sua invenzione ha aiutato centinaia di famiglie a migliorare non soltanto la qualità del cibo destinato agli animali, ma anche ad avere una più ampia disponibilità di latte e carne. Migliorando la sicurezza alimentare di un’intera popolazione di
rifugiati.

Aziza Chaouni – Marocco

Aziza Chaouni

Fondatrice Chaouni Projects

Quando Aziza Chaouni studia alla Harvard University’s Graduate School of Design, sceglie un tema molto vicino sia al suo cuore che alla sua casa per la tesi di laurea: una ricerca per trovare soluzioni sostenibili al problema dell’inquinamento presente all’interno del fiume che attraversa la Medina di Fez. Tale luogo è un sito UNESCO, molto vicino alla casa in cui Aziza è cresciuta.
Di lì a poco, la tesi si trasforma in un progetto concreto. Aziza si reca alla città vecchia per sistemare gli argini del fiume e creare spazi comuni attorno al corso d’acqua inquinato.
Secondo Aziza, una parte essenziale del progetto è stato il lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica locale. In modo tale che gli abitanti fossero stimolati a mantenere pulito il fiume e a indirizzare le politiche locali in tal senso. Spinta da questi successi, Aziza ha continuato a risanare altri siti locali, inclusa l’antica biblioteca di Fez, al-Qarawiyyin, considerata la biblioteca più antica al mondo, e i bagni “Sidi-Harazem” alla periferia della città.
Al momento dirige un’impresa di design e un laboratorio di ricerca per il design applicato al turismo naturalistico all’Università di Toronto, dividendosi tra Marocco e Canada.

Sarah Diouf – Senegal

Sarah Diouf

Fondatrice Tongoro

Il sogno di molti artisti è quello di far conoscere il proprio estro in tutto il mondo. Per Sarah Diouf, quel momento è arrivato quando Beyoncé è diventata cliente della sua Maison e ha cominciato ad indossare le sue creazioni. “Ha dato uno straordinario impulso non solo al mio marchio ma a tutta la moda africana”, afferma Diouf.
Il viaggio nella moda di Diouf con Tongoro è cominciato nel 2014, quando ha progettato il marchio ufficiale. Anche se il lancio definitivo avviene due anni dopo, nel 2016.

“L’obiettivo fu quello di creare un marchio che risultasse accessibile per la maggior parte delle persone e stimolare un nuovo approccio alla moda africana”. Oggi, Tongoro, riceve ordini internazionali e i suoi capi vengono indossati da celebrità conosciute in tutto il mondo, incluse Naomi Campbell ed Alicia Keys.
Tuttavia, nonostante il marchio si stia espandendo globalmente, Diouf non ha dimenticato le proprie radici. Perciò continua la collaborazione con commercianti, artigiani e sarti del Senegal: “Sto cercando di creare un ecosistema da cui tutti possano trarre beneficio”, afferma.

Given Edward – Tanzania

Given Edward

Fondatore Mtabe

Come si garantisce diritto all’istruzione ed educazione digitale nel XXI secolo quando più della metà della popolazione non è ancora in grado di accedere alla rete? Questo è il grosso problema che Edward Given sta cercando di risolvere in Tanzania con Mtabe. Un’app e piattaforma SMS che sfrutta l’intelligenza artificiale per fornire contenuti educativi a studenti che non hanno accesso ad internet, non possiedono smartphone costosi e nemmeno libri di testo.
Edward spiega così il funzionamento della piattaforma: gli studenti inviano un messaggio con una domanda ad un numero fornito da Mtabe, che poi manda risposte e informazioni già elaborate da insegnanti tanzaniani e immagazzinate in una banca dati. Mtabe è già la seconda iniziativa di Edward nel campo della tecnologia per l’istruzione: nel 2015 gli è stato riconosciuto il Queen’s Young Leader Award a Buckingham Palace per il suo lavoro con My Elimu, un forum online per studenti tanzaniani. Anche Mtabe gli ha fatto ottenere diversi premi, incluso quello per la miglior innovazione allo European Youth Award nel 2018.

Touria El Glaoui – Marocco

Touria El Glaoui

Fondatrice e direttrice 1-54 Art Fair

Touria El Glaoui si occupa di valorizzare il ruolo dell’arte africana nel mondo.
E’ direttrice e fondatrice della 1-54 Contemporary African Art Fair, che si svolge con cadenza annuale a Londra e New York. Nel 2018 l’evento è stato lanciato anche a Marrakech. Sin dal 2013, anno di fondazione, la mostra ha portato alla ribalta l’arte di tutta l’Africa e della diaspora, portando a molti artisti, precedentemente ignorati, una visibilità da tempo necessaria.
Tuttavia, oltre al valore monetario dell’arte, El Glaoui dà anche molto valore ai temi
tramandati dall’arte africana, alla politica della rappresentazione e al valore psicologico e sociale del lavoro creativo. Come ha affermato durante l’evento TEDGlobal del 2017 ad Arusha, “è proprio attraverso l’arte che possiamo riappropriarci del nostro senso di azione e legittimazione. È attraverso l’arte che possiamo davvero raccontare la nostra storia”.

Abasi Ene-Obong – Nigeria

Abasi Ene-Obong

Fondatore 54gene

L’Africa contribuisce soltanto per il 2% all’insieme dei dati mondiali sulla genomica. I numeri resi noti da alcune ricerche statistiche fanno presto capire come lo sviluppo dei medicinali non si basi quasi per nulla sul DNA africano e, quando questo accade, i farmaci spesso arrivano sui mercati del continente con anni di ritardo rispetto a quanto accade nel resto del mondo.
Un problema che il dott. Abasi Ene-Obong sta cercando di affrontare grazie a
54gene: start-up di genomica avviata nel gennaio 2019 che ha lo scopo di colmare il ritardo nella ricerca in Africa grazie alla creazione della prima e più grande banca di dati biologici del continente. Al momento, 54gene lavora fianco a fianco con gli ospedali universitari in Nigeria e punta a collezionare 40.000 campioni entro la fine dell’anno. L’obiettivo più ampio, per Ene-Obong, non è solo quello di raccogliere e studiare campioni di genoma africano, bensì assicurarsi che i farmaci sviluppati a partire da essi possano essere disponibili in tempi più brevi anche per gli africani.
Con un background accademico in genetica ed esperienza professionale in consulenza
manageriale per aziende farmaceutiche di livello mondiale, il 34enne Ene-Obong ha tutte le capacità per centrare l’obiettivo. A soli sei mesi dalla fondazione di 54gene, l’idea di Ene-Obong è stata riconfermata da un capitale iniziale di 4,5 milioni di dollari. Il più grande di sempre per una start-up nigeriana in ambito di tecnologia sanitaria.

Odunayo Eweniyi – Nigeria

Odunayo Eweniyi

Co-fondatrice PiggyVest

Quando Odunayo Eweniyi cofonda PiggyVest nel 2016, l’idea di partenza è molto semplice: avvalersi della tecnologia per aiutare i giovani nigeriani a risparmiare denaro in modo efficace. “Il metodo di risparmio tradizionale non si stava evolvendo abbastanza in fretta per stare al passo con le abitudini e i bisogni del nuovo millennio”, afferma.
Oggi, grazie ad un’app che permette agli utenti di creare piani di risparmio mensili
automatizzati
che fruttano anche degli interessi, Eweniyi e il suo team hanno inventato un metodo che libera le persone dallo sforzo e dalla disciplina richiesti per risparmiare. Ad oggi, questo modello sta aiutando 175.000 utenti attivi ogni mese – il 60% dei quali ha meno di 35 anni – a prendere delle abitudini finanziarie intelligenti. Anche gli investitori si sono uniti a PiggyVest: lo scorso anno hanno messo insieme 1.1 milioni di dollari di capitale iniziale. Già questa è una grande novità, data la reticenza dei network nigeriani a sostenere le startup tecnologiche.
Eweniyi afferma che PiggyVest ora si sta spingendo oltre il suo obiettivo iniziale, includendo opzioni di investimento in-app con piani che comprendono anche servizi
assicurativi. “Il nuovo obiettivo è diventare un magazzino di servizi finanziari per i giovani nigeriani”.

Spencer Horne – Sudafrica

Spencer Horne

Fondatore Cloudline

Spencer Horne intende rivoluzionare l’accesso al mercato per quasi un miliardo di persone che, in tutto il mondo, non dispongono di strade asfaltate, piste di atterraggio o altre infrastrutture stradali.
Dopo la laurea ad Harvard nel 2014, diventa business analyst in Kenya e gira varie città dell’Africa orientale. Tocca con mano il freno alla sviluppo economico e sociale che deriva da una rete stradale carente, un problema di logistica enorme che accomuna un po’ tutto il continente.

Decide quindi di puntare sui droni per dare una rapida risposta alle aree interessate dalla mancanza di infrastrutture stradali. Avvia Cloudline, un’impresa che lavora per collegare comunità isolate e mercati, fornendo servizi di consegna aerea.
Questo metodo, sostiene Horne, è più efficiente dal punto di vista energetico rispetto ad altri sistemi di consegna che si avvalgono dei droni. Attualmente è in fase di sviluppo tecnico e legislativo.

Cloudline punta ad introdurre i suoi dirigibili senza pilota inizialmente nei mercati sudafricani entro il prossimo anno, ma non si fermerà a questo. “Abbiamo intenzione di arrivare a servire tutta l’Africa subsahariana”, afferma Horne.

Mariam Kamara – Niger

Mariam Kamara

Architetto

Mariam Kamara è la fondatrice di Atelier Masomi, uno studio di architettura e design con sede a Niamey.
Uno dei suoi progetti più noti è Niamey2000, che mira alla creazione di soluzioni abitative a prezzi accessibili. Nel 2018, ha invece trasformato una moschea fatiscente a Dandaji (Niger occidentale) in uno spazio comune con biblioteca.

Nei suoi progetti Kamara dà priorità ai materiali a km 0, come ad esempio i mattoni di terra compressa piuttosto che quelli importati dall’occidente, che causerebbero ulteriori danni al già arido clima nigeriano.

Hermann Kamte – Camerun

Hermann Kamte

Architetto

Hermann Kamte persegue una filosofia molto semplice: vuole che l’identità culturale africana si rifletta nei suoi edifici.
Il suo progetto per la costruzione di una torre di legno a Lagos, gli è già valso alcuni premi internazionali come il WAFX Cultural Identity Prize al Festival Mondiale dell’Architettura nel 2017.
Kamte progetta anche scuole, zone residenziali e musei, mettendo sempre al centro la sostenibilità, l’identità culturale africana e l’impegno sociale.
Altro ‘progettino’ interessante è il Lake Chad Project, pionieristico impianto di desalinizzazione che dovrebbe collegare il lago Ciad all’Oceano Atlantico per aumentarne la quantità d’acqua, in costante diminuzione.

Con i suoi lavori, l’architetto camerunese spera di mostrare ad un pubblico internazionale che le imprese africane possono occuparsi di progetti ed architetture sostenibili senza bisogno di assistenza ed ingerenze da parte di altri Stati.

Mostafa Kandil – Egitto

Mostafa Kandil

Fondatore Swvl

Spostarsi con i mezzi pubblici nelle città africane è impresa da titani. Per questo Mostafa Kandil sta lavorando a delle soluzioni che consentano alle persone di viaggiare più velocemente, più comodamente e più in sicurezza.

Nel 2017 cofonda Swvl, un sistema di trasporto che garantisce il transito di autobus lungo linee fisse al Cairo e ad Alessandria. L’idea iniziale era semplicemente quella di fornire alle persone del posto un’alternativa al trasporto pubblico inaffidabile e ai costosi servizi di trasporto condiviso, ed un modo per evitare lo stress di guidare e cercare parcheggio in città già altamente congestionate.
Da quel momento, la start-up si è espansa anche in Kenya, guadagnando 80 milioni di
dollari ed ottenendo il più grande round di finanziamento per una startup egiziana.
Swvl non ha intenzione di fermarsi qui: Kandil, 29 anni, non nasconde l’obiettivo di inserirsi in altri mercati africani, quali Nigeria, Sud Africa e Costa d’Avorio. Facendo concorrenza anche a giganti del trasporto come Uber.
“Vogliamo creare un marchio globale di cui chiunque, nei paesi emergenti, possa
usufruire”, afferma Kandil.

Agnes Kiragga – Uganda

Agnes Kiragga

Ricercatrice medica

Agnes Kiragga si occupa di ricerca per la cura dell’AIDS in Uganda, la sua terra natale, tramite l’apprendimento automatico e la data science. L’Uganda si posiziona al decimo posto a livello mondiale per tasso di infezione da HIV, mettendo in serio pericolo la salute dei giovani e in particolare delle donne.
Kiragga sta affrontando il problema attraverso la creazione di profili di rischio ottenuti da 300.000 campioni presenti all’interno dell’HIV database dell’University of Mekere, a
Kampala. Con un focus sulle donne ugandesi, Kiragga si avvale dell’apprendimento
automatico per analizzare i tassi di mantenimento della profilassi pre-esposizione (PrEP) tra la popolazione a rischio di contagio e monitora il mantenimento delle terapie anti-retrovirali nelle donne sieropositive.
Tramite i profili di rischio, può tenere sotto controllo le donne dal momento in cui iniziano la terapia; spera inoltre di riuscire ad introdurre strumenti indirizzati ai casi di cure insufficienti e a migliorare il mantenimento delle terapie. “Il maggiore problema che ho osservato è che non viene percepita la reale utilità dell’assunzione di questi farmaci”, afferma Kiragga.

Elizabeth Kperrun – Nigeria

Elizabeth Kperrun

AD ZenAfri

Elizabeth Kperrun ha creato un archivio di app educative e di gioco per bambini, in tutte le lingue tradizionali africane. Le app hanno già registrato più di 180.000 download.
ZenAfri consente ai bambini meno istruiti di accedere all’insegnamento nella propria lingua e, indirettamente, nell’epoca della globalizzazione mantiene un legame con le tradizioni locali. Lo scorso gennaio, Kperrun è passata alla storia come la prima donna nigeriana nominata all’Africa Prize for Engineering Innovation e, a maggio, le è stato conferito il Commonwealth Innovation Award.

Wale Lawal – Nigeria

Wale Lawal

Imprenditore dei media

Wale Lawal ha una laurea ad Oxford e nel 2017, quando ancora è studente, lancia “The Republic”, testata giornalistica che tratta temi socioeconomici, politici e culturali.
“Se vuoi leggere qualcosa di approfondito sulla politica estera di Trump, lo puoi trovare in rete. Perché non può accadere la stessa cosa in Nigeria? È stato proprio il desiderio di colmare questa divario di informazione e di conoscenza che mi ha spinto a fondare ‘The Republic’, afferma Lawal.

La testata ha raggiunto un vasto pubblico in Nigeria, anche se il target principale è costituito da studenti universitari, data la scarsità di fonti locali per produrre gli elaborati accademici.
“Quando ho creato ‘The Republic’, io stesso ero uno studente. E’ una piattaforma che ha molto da offrire a chi studia”. Propone elaborati i cui temi spaziano dalle persistenti conseguenze negative della guerra civile in Nigeria, all’impatto locale del cambiamento climatico. Lawal afferma che ‘The Republic’ offre “una visione sul mondo dettagliata che si interfaccia anche con la realtà nigeriana”.

Yannick Lefang – Camerun

Yannick Lefang

Fondatore KASI

Uno dei principali freni dell’economia e dell’impresa in Africa è la mancanza di dati affidabili ed aggiornati sui consumatori africani. È stato il tormento degli investitori di tutto il mondo e delle grandi aziende che volevano aprire filiali nel continente.

Così Yannick Lefang ha cofondato ‘Kasi Insight’. Sviluppano una gamma di prodotti riguardanti i dati sui consumatori, tra cui il Kasi Consumer Confidence Index. Tali prodotti diventeranno presto standard industriali riconosciuti per l’elaborazione dei dati africani, e saranno presenti sui terminali finanziari Bloomberg e Reuters, utilizzati da migliaia di trader finanziari in tutto il mondo.
“Non c’è tanto una mancanza di dati, quanto un problema di qualità”, afferma Lefang.
“Troppe aziende africane si concentrano su quante persone possono raggiungere piuttosto che sulla comprensione del proprio pubblico o mercato. Noi possiamo aiutare a cambiare questo approccio”.

Priscilla Kolibea Mante – Ghana

Priscilla Kolibea Mante

Scienziata

Dei 50 milioni di persone che soffrono di epilessia in tutto il mondo, l’80% vive in Paesi in via di sviluppo. Sebbene tale malattia possa essere tenuta sotto controllo grazie ai medicinali, non esiste cura – almeno per ora. “Il mio scopo è trovarne una”, afferma la dott.ssa Priscilla Kolibea Mante, professoressa aggregata di farmacologia alla Kwame Nkrumah University of Science and Technology in Ghana.
Nel suo laboratorio, la dott.ssa Mante svolge ricerche sull’efficacia dei rimedi a base di
erbe e dirige una ricerca pionieristica verso la scoperta di nuovi regimi di trattamento per l’epilessia farmacoresistente, “esplorando le opzioni che ci offre la natura”.
In poche parole, sta lavorando allo sviluppo di un ‘test kit’ economico e non invasivo per la diagnosi dei vari tipi di epilessia, che andrebbe a sostituire l’attuale costosa procedura medica delle scansioni computerizzate. Il lavoro della dott.ssa Mante l’ha fatta entrare di diritto nella lista UNESCO delle 15 scienziate più promettenti del 2019.

Letsweletse Motshidiemang – Botswana

Letsweletse Motshidiemang

Attivista per la giustizia sociale

“Abbiamo deliberato che non è compito della legge regolamentare gli incontri sessuali privati e consensuali tra adulti”. Con queste parole, a giugno 2019, tre giudici del
Botswana hanno demolito una legge di epoca coloniale che proibiva i rapporti
omosessuali
.
La petizione che metteva in discussione la legittimità di tale legge è stata presentata nel 2016 da Letsweletse Motshidiemang, allora studente di 21 anni, con l’aiuto di un professore di legge della sua università. Ora, attivisti LGBTQ e non solo sperano che questo verdetto si rifletta in tutto il continente. In tutto il continente ancora più di 30 Paesi criminalizzano le relazioni omosessuali, per cui, in alcuni casi, è prevista anche la pena di morte.
Da parte sua, Motshidiemang, dice di essere stato spinto dall’amore verso sé stesso e verso la locale comunità LGBTQ: “Se ami te stesso, ovviamente non vuoi essere considerato un criminale nel Paese a cui appartieni”.

Vidushi Neergheen-Bhujun – Mauritius

Vidushi Neergheen-Bhujun

Ricercatrice biomedica

Come si fa a prevenire il cancro con metodi naturali? Quali sostanze chimiche possono
fermare la progressione di un tumore? La ricerca di Vidushi Neergheen-Bhujun si
concentra su questioni come queste: l’obiettivo è la prevenzione e il trattamento della
malattia rivolgendo lo sguardo alle piante autoctone di Mauritius.
Professoressa associata alla ‘University of Mauritius’, Neergheen Bhujun studia le piante autoctone dell’isola per scoprire come le sostanze chimiche presenti in esse possano fermare la proliferazione delle cellule del cancro al seno. Sebbene una larga parte del risultato dipenda dall’aggressività di ciascuna cellula tumorale, la ricercatrice sostiene che la combinazione di tali sostanze chimiche possa arrestare l’inizio, l’avanzamento e addirittura la proliferazione delle cellule tumorali.

Ken Njoroge – Kenya

Ken Njoroge

Co-fondatore Cellulant

Ken Njoroge è cofondatore e co-AD di Cellulant, una delle aziende di tecnologia finanziaria più grandi – e ben sovvenzionate – di tutta l’Africa.
L’impresa ha al suo attivo collaborazioni con più di 90 banche e diverse piattaforme di
mobile payment in tutto il continente.
Lanciata nel 2002 come servizio di suonerie, nel 2004 Njoroge e il suo cofondatore convertono il core business dell’azienda nella vendita di soluzioni di mobile payment, rimesse e servizi bancari. L’azienda, con sede a Nairobi, opera in 11 Paesi e nel 2018 è stata inserita da KPMG tra le 100 aziende FinTech leader a livello mondiale.
Ad inizio 2019 ha subito un doloroso colpo per la perdita di sei membri del team di lavoro in un attacco terroristico a Nairobi.

Anne Rweyora – Uganda

Anne Rweyora

Industrial designer

Anne Rweyora si è resa conto dell’importanza di soluzioni abitative accessibili a tutti in tenerissima età. Alla morte del padre, sua madre non riesce a mantenere la casa, e se non fosse intervenuto un parente, avrebbero vissuto per strada.
“Mi sono resa conto di quanto la mancanza di soluzioni abitative di qualità ed
economicamente accessibili influenzi tutti gli ambiti della vita”, afferma. Dopo un’esperienza come assistente sociale in Sud Sudan, nel 2015 crea Smart Havens Africa: impresa sociale che si occupa di costruire case sostenibili per donne rimaste sole con figli a carico in Uganda.

Nella capitale Kampala, l’85% della popolazione a basso reddito vive nelle baraccopoli.
Le case ecosostenibili vengono costruite con una tecnica che fa uso di materiali locali. I
mattoni vengono costruiti in modo tale da evitare l’utilizzo dell’intonaco, tagliando così i costi di costruzione e trasporto. Oltre al risparmio sui costi, tali tecniche innovative hanno valso a Rweyora un posto tra le finaliste dell’Africa Prize for Engineering Innovation, organizzato dalla Royal Academy of Engineering.

eL Seed – Tunisia

eL Seed

Artista Calligraffiti

In passato, l’arabo era la lingua del commercio e della conoscenza. Tuttavia, il suo posto negli spazi pubblici, privati e di apprendimento è stato lentamente eroso nel tempo.
L’artista franco-tunisino eL Seed vuole cambiare le cose, utilizzando la calligrafia araba per realizzare graffiti. Le sue opere contengono un forte messaggio sociale, ponendo l’accento su pace, amore e tolleranza.
La sua arte trova posto nei quartieri poveri di Città del Capo, su 50 edifici di mattoni che ospitano i netturbini del Cairo e sul più alto minareto di tutta la Tunisia, nella moschea di Jara a Gabès, e hanno addirittura soppiantato i lucchetti appesi al ponte di Parigi.
Come ha detto eL Seed ai microfoni di Al Jazeera nel 2018, “di solito la scrittura araba non viene percepita come un mezzo per unire le persone”. Ma, dalle reazioni ricevute alle sue opere, ora crede fermamente “che l’arte sia l’unico modo per tenerci tutti uniti e ricordare a noi stessi che siamo umani”.

Caster Semenya – Sudafrica

Caster Semenya

Atleta

Dopo un decennio costellato di medaglie, successi e vittorie nelle più disparate competizioni internazionali, Caster Semenya sta correndo la sua gara più importante: quella contro l’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica, l’ente regolatore a livello mondiale per tale sport.
Mentre un nuovo sistema di leggi punta ad obbligarla a scegliere tra essere bandita dalle competizioni ufficiali femminili o assumere medicinali per moderare i livelli di testosterone, Semenya sceglie una terza opzione: combattere. Sebbene non sia l’unica atleta interessata dai nuovi regolamenti, è sicuramente quella più in vista, ed è diventata il volto del dibattito sul ruolo del testosterone nelle performance atletiche. Come tale, Semenya non sta combattendo solo per sé stessa, ma anche per altre atlete iperandrogene.
La sua battaglia trascende lo sport stesso, costringendo il mondo intero a riflettere su che cosa sia realmente il genere. Aldilà di come la si pensi, Caster Semenya giocherà un ruolo fondamentale nella definizione del futuro dell’atletica.

Samba Yonga – Zambia

Samba Yonga

Co-fondatrice Museum of Women’s History

Da quando ha deciso, nel 2016, di aprire il ‘Museo della storia delle Donne’, Samba Yonga si è assunta il compito di collezionare artefatti che documentino l’eredità delle donna dello Zambia e ricostruire la loro storia.
La collezione include un archivio digitale di 5000 tracce audio di epoca coloniale e post coloniale e alcune trapunte cucite negli anni ’40 che testimoniano l’arrivo degli europei nel sud dello Zambia.

La passione che spinge Yonga in questa ardua ricerca è motivata da un problema di rappresentazione e di consapevolezza storica che coinvolge non solo il continente ma anche la diaspora africana sparsa nel mondo: “L’Africa fatica a ricostruire la propria storia (e quindi la propria identità) a causa del buco nero materializzatosi durante il colonialismo e della successiva brusca transizione verso la modernità”, sostiene Yonga.
Con il Museum of Women’s History, si spera di invertire la tendenza, specialmente per le donne zambiane. Tutti gli artefatti raccolti faranno parte di un’esposizione permanente che sarà ospitata al Lusaka National Museum.

Yonga è sempre più motivata: “molte delle storie che stiamo scoprendo sono ancora in vita, esistono ancora delle fonti orali, perciò abbiamo a disposizione una breve finestra per documentare queste storie”.


FONTE: https://qz.com/africa/1700312/quartz-africa-innovators-2019/


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