Tanzania: “Haraka Haraka haina baraka”

Alessandro Bianco per Coniungo Blog

“Io so che cosa è il tempo, ma quando me lo chiedono non so spiegarlo”

Le riflessioni del filosofo Agostino sul concetto di tempo partono con questa frase che penso riesca ad accomunare tutto il genere umano: tutti sappiamo cosa sia il tempo ma nessuno, nella storia della filosofia o della scienza, è riuscito a dare una definizione univocamente condivisibile e, anche ognuno noi, se dovesse provare a spiegarlo si troverebbe in seria difficoltà.

Pur non sapendo esprimere a parole questo concetto, la nostra idea di tempo è completamente radicata all’interno della coscienza, non la mettiamo mai in dubbio: è così e ci sta bene.
Nella nostra mentalità occidentale e capitalista ci viene insegnato sin da piccoli che “il tempo è denaro” ovvero che il tempo è un “mezzo” attraverso il quale noi possiamo ottenere qualcosa, non solo dal punto di vista economico ma anche personale. Quante volte vi sarà mai capitato di sentire la frase “ho perso il mio tempo” in relazione a persone, situazioni, lavori e quant’altro; questa idea è totalmente immersa nel nostro io più profondo.

Crediamo che il tempo sia una vacca da mungere per ottenere più latte possibile prima che essa ci lasci un giorno, senza preavviso, sprovvisti di questa sacra bevanda.

Ho sempre pensato che alcune caratteristiche e concetti fossero condivisi da tutti, che in qualche modo ci fosse un unico grande mondo di idee solide su cui poter basare un pensiero, accettate universalmente da ogni essere umano. Questo pensiero è stato messo a repentaglio durante la mia esperienza da volontario in Tanzania (East Africa) dove ho potuto scoprire un mondo completamente nuovo, fatto di filosofie, concetti e stili di vita completamente differenti rispetto a quelli a cui ero abituato. Non appena arrivato in questo nuovo mondo mi sono reso conto di quanto tutto possa cambiare radicalmente in base a due fattori: latitudine e longitudine.

Foto di Coniungo Blog

Oltre a tutte le differenze chiare a livello concreto e materiale, quelle che mi hanno lasciato di più senza parole sono state le differenze di pensiero.
Da bravi volontari europei il nostro obiettivo era quello di lavorare sempre, duramente e costantemente per cercare di migliorare il loro, seppur piccolo, mondo (in realtà era un villaggio piccolissimo ma ogni micro realtà è ovviamente concepita come immensa).

Siamo stati molto delusi i primi giorni costatando che di lavoro ce n’era poco e che passavamo le giornate semplicemente parlando con la gente di questo bellissimo e piccolissimo villaggio di nome Vikawe. Ogni giorno la smania di aiutarli era tantissima e, dopo tanti giorni di chiacchiere apparentemente improduttive, siamo arrivati al punto di chiedere ad un frate missionario italiano insediato in Tanzania perché non ci fosse nulla da fare nonostante le mancanze fossero tante ed evidenti. Lui ci rispose con un detto in Swahili molto antico: “Haraka Haraka haina baraka” che tradotto letteralmente vorrebbe dire “La troppa fretta non è benedetta”. Questa semplice frase mostra come la filosofia del tempo non sia uguale in tutto il mondo, ma che ogni cultura, tradizione e società contiene all’interno la propria.

Per gli africani non può essere l’uomo a governare e ad usufruire del tempo, ma è quest’ultimo a decidere il destino dell’uomo in quanto è infinitamente più potente e la cosa più preziosa che ci sia. In Africa la morte è spesso dietro l’angolo come, in realtà, per ogni essere umano, ma lì la consapevolezza di una possibile fine è alta: basta il morso di un serpente, un incidente con un bus vecchio e malconcio o dell’acqua contaminata. Per ogni africano il momento è quanto di più importante e il tempo diventa quindi un compagno di vita, un amico con cui parlare, dormire e sdraiarti contemplando la bellezza e la stranezza delle stelle nell’emisfero australe.

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Pensavamo di perdere il nostro tempo parlando con le persone, in realtà avevano bisogno di testimoni più che di aiuti concreti e noi avremmo potuto ricevere un mondo semplicemente ascoltando, parlando e cantando. Abbiamo guadagnato tanto senza impiegare il nostro tempo, ma lasciandoci immergere in esso per farci accogliere dal suo mistero imperscrutabile che, ahimè, rimarrà per molto tempo solo superficie per noi “consumisti del tempo”.


Ringraziamo di cuore Coniungo Blog per aver condiviso con noi l’esperienza di Alessandro Bianco.

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