La mia storia in Benin – Anna Di Gennaro

Se stai leggendo queste righe abbiamo già più cose in comune di quelle che credi, amiamo entrambi l’Africa, e qualche anno fa questo è bastato per farmi innamorare del mio attuale compagno! 

Ho deciso di parlarvi del mio viaggio perché

credo che condividere le proprie esperienze sia il modo migliore per aprire le porte alla conoscenza di nuove e magnifiche avventure

e soprattutto

per aiutare chi, come me, nella programmazione di questo viaggio aveva mille dubbi.

Tranquilli, è facile, molto più semplice di quanto possa sembrare. L’importante è partire!

Sono Anna ho 29 anni e sono farmacista! 

Ho cominciato a dire a tutti che un giorno sarei andata in Africa ad 11 anni quando ho scoperto Medici senza frontiere e quando ho deciso che da “grande avrei fatto il medico per partire con loro”. I casi della vita poi, hanno voluto che non superando i test di medicina mi sia buttata sullo studio della chimica, e sono diventata farmacista, ma il sogno è rimasto! 
Mi sono laureata con l’obiettivo di trovare un modo affinché il mio lavoro potesse portarmi li, nella mia Africa!
Dopo 3 anni di lavoro ho deciso che era arrivato il momento per depennare il primo di tanti obiettivi e cose da fare elencati nella mia lista di “cose da fare nella vita”.
Ho cominciato a cercare ovunque su internet un associazione, un gruppo, persone che potessero aiutarmi a realizzare questo obiettivo; ho conosciuto così Missione Africa, un’associazione di Torremaggiore (Fg) che da anni si occupa di volontariato collaborando con più missioni nate in Benin e in Kenya.

Sono partita così con il presidente dell’associazione e altri due ragazzi che non conoscevo, (ma con cui sono felicissima di aver stretto un magnifico rapporto), alla volta del Benin, dove mi sono occupata di un dispensario farmaceutico assieme alle suore missionarie che portano avanti un meraviglioso centro medico e che mi hanno insegnato più di quanto potessi immaginare. 

Ho visitato parecchie città del Benin, ed è stato un viaggio entusiasmante.

  • Costo:

1500€ totali ma c’è da considerare che non abbiamo quasi mai pagato gli alloggi dove abbiamo dormito, e buona parte dei nostri soldi è servito per comprare materiale medico e altre cose destinate alle missioni.

  • Cosa portare: 

sono partita con due valige, una da 23 kg piena di roba da regalare, cibo, vestitini per neonati, colori e quaderni per i bambini della scuola che avrei conosciuto, la seconda valigia da 8kg unicamente per me. Serve davvero poca roba, vestiti leggeri, (pantaloni lunghi preferibilmente solo per evitare mille punture d’insetti), sandali e scarpette sportive, è preferibile portare sempre con voi un po’ di biancheria da casa (ovviamente il numero di valige e il peso varia in base alla compagnia aerea che scegliete)

Appena arrivati in Benin è possibile acquistare delle schede telefoniche, la connessione ad internet nelle città è buona, fuori invece potete godervi il silenzio del vostro telefono (con 5000 franchi – circa 8 euro – riuscite ad avere 4 gb).

Ovviamente in base alla zona dell’Africa che visitate cambiano i vaccini obbligatori e quelli consigliati che dovete fare, io ne ho fatti circa 6, oltre all’antimalarico che prendevo quotidianamente. 

  • La lingua:

serve conoscere il francese, altrimenti è davvero improbabile che riusciate a muovervi in autonomia. Nelle città più grandi potrebbe capitarvi di incontrare qualcuno che parla inglese, ma nei villaggi o parlate il francese o non comunicate. 

Il viaggio:

Siamo partiti da Roma Fiumicino, abbiamo fatto scalo a Tunisi, poi in Costa d’Avorio e infine siamo atterrati a Cotonou. Appena arrivati abbiamo raggiunto la missione delle suore di Notre Dame, li abbiamo soggiornato per 2 notti. Abbiamo pagato circa 7 euro a stanza, ma c’è da tener conto del fatto che sono partita come missionaria quindi avevamo prezzi ridotti.
Siamo poi partiti alla volta di Djougou, nel nord del Benin, qui siamo stati ospitati per quasi tutto il tempo della mia permanenza in Africa dalla missione cattolica ad Abitanga
Ci siamo sempre spostati con i mezzi delle suore di questa missione, tuttavia in due occasioni abbiamo preso un pullman e un’automobile: il pullman è comodo, sicuro, poco costoso, l’auto un po’ meno perché hanno un modo un po’ spericolato di guidare (poi dipende anche dall’autista che beccate), comunque i prezzi sono quasi sempre bassi.

Città visitate

  • Cotonou:

abbiamo visitato quasi tutta la città, l’aria qui è molto pesante perché c’è sempre traffico, migliaia di motorini e moto-taxi che dalle 6 del mattino sfrecciano ovunque in tutte le direzioni. Ci sono molti posti dove poter mangiare a buon prezzo, altrimenti si può fare spesa dappertutto, perché la città è piena di mercatini dove comprare roba fresca e buona. Il pane in Africa è buono, quindi se non sapete adattarvi al cibo diverso, potete sempre accontentarvi di mangiare pane e marmellata!!

  • Abomey

visita al palazzo reale, tappa obbligatoria se si vuole conoscere la storia del regno di Abomey, le tradizioni, i riti che legavano il re al popolo (di domenica l’ingresso è gratuito, però fa sempre piacere alle guide ricevere un piccolo regalo).

  • Ouidah

città turistica, dove coesistono in maniera armoniosa la cultura voodoo con le altre fedi. Da visitare il tempio del pitone, il palazzo del governatore e poi pausa pranzo sull’oceano (ci sono dei bei posti dove mangiare pesce fresco), a vedere la maestosa Porta del non ritorno

  • Parakou

centro nevralgico, città attivissima: da visitare il mercato con l’obiettivo di comprare davvero qualcosa che, vi assicuro, ha un sapore decisamente diverso dai prodotti “naturali” che mangiamo qui.

  • Natitingou

città di passaggio, accogliente, e meno caotica delle altre.

  • Boukoumbè (dipartimento di Atakora)

abbiamo avuto la fortuna di capitare qui nei giorni del festival della cultura Tammari, quindi ci siamo goduti la cerimonia di apertura e poi i fantastici e coloratissimi danzatori delle varie tribù.
Sempre qui, abbiamo visitato grazie ad una signora del posto, i paesaggi sperduti dove i baobab fanno da padroni e dove esistono ancora esempi di “Tata somba”, le antiche e originali abitazioni dei Somba.

  • Tanguièta

ultima città visitata nel nord del Benin, in cui siamo arrivati solo per visitare il grandissimo ospedale (il mio è stato un viaggio di “lavoro” quindi molte tappe le abbiamo fatte per comprare medicinali, portare beni di prima necessità a bambini che sono adottati a distanza da famiglie che conosciamo…)

  • Glazouè

qui ci siamo fermati per conoscere un gruppo di giovani architetti che stanno realizzando un progetto innovativo per le persone dei villaggi adiacenti alla zona dove stanno costruendo questa sorta di centro polivalente che accoglierà soprattutto bambini orfani.

  • Bohicon

anche qui abbiamo soggiornato per 3 notti in una missione di suore sudamericane, divertentissime, (qui vale la pena girare tra le distese immense di palme e terra rosso mattone, sembra di aver cambiato regione perché qui non conoscono quasi per niente il francese, parlano altri dialetti, quindi è stato più complicato comunicare con la gente dei villaggi).

  • Ganviè

la Venezia dell’Africa, un magnifico villaggio galleggiante vicino Cotonou. Si raggiunge sempre in auto o in moto, e poi sul posto si affitta facilmente una barca per fare un giro fino al centro del villaggio. 

Le distanze in Africa si fanno sentire, quindi tutte queste tappe le abbiamo raggruppate in pochi giorni, di solito i weekend, in cui ci spostavamo invece che restare in missione. Ovviamente non serve dire che è necessaria un po’ di follia e tanta curiosità per poter affrontare un viaggio del genere. Serve capacità di adattamento, e altruismo!

Vivere l’Africa a mio avviso significa perdersi nella sua totale e genuina autenticità. Significa smettere di pensare di programmare e cominciare solo a vivere. Per me l’Africa è stata una risposta a tante domande e l’inizio, spero, di un progetto di vita da riprogrammare.

Tutti dovrebbero andarci, tutti dovremmo fare questo viaggio per perdersi e ritrovarsi, nuovi, veri e autentici, perché l’Africa ti entra dentro, l’Africa ti catapulta in una dimensione in cui i tuoi sensi si acuiscono e i sentimenti diventano più densi e concreti!

Quello che mi rimarrà addosso per sempre è quell’entusiastica voglia di essere esattamente come si è, di sentirsi bene nel momento presente nel qui ed ora, nel godere della lentezza del tempo che scorre al ritmo dei passi sinuosi delle donne che trasportano il mondo sulle loro teste! 

L’Africa ti prende allo stomaco e poi ti prende il cuore e la mente e ti fa innamorare ancora di più dei tuoi ideali e della possibilità di poterli condividere con persone magnifiche ed autentiche!

Vi auguro di vivere davvero a cuore aperto la vostra Africa


Per questo articolo ringraziamo Anna Di Gennaro.

Vuoi altre info per un viaggio in Benin?

Scrivi a: annadigennaro.adg@gmail.com / @annadigennaro89 su Instagram


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