La rivoluzione sudafricana: i protagonisti dimenticati

Mandela e la moglie Winnie

Nelson Mandela, il padre della “Rainbow Nation“, per più di quarant’anni ha sofferto e combattuto contro il regime segregazionista dell’ NP (National Party). Pazienza, resilienza, riflessione erano solo alcune delle qualità che oggi celebriamo di Madiba, questo era il suo soprannome. Un uomo straordinario, capace di sacrificare 27 anni (il periodo della carcerazione) della propria vita per difendere i diritti e la libertà dei “non-bianchi” del Sudafrica.

Il percorso che portò alla liberazione del Sudafrica dal regime bianco nazionalista – che promosse l’apartheid a livello legislativo dal 1948 – fu un percorso lungo e tortuoso che non avrebbe però, avuto esito positivo, senza il contributo e la collaborazione di altri personaggi, il cui coraggio può essere accostato a quello di Madiba, ma le cui storie sono mano a mano finite nel dimenticatoio.

Ecco, dunque, una breve rassegna di uomini coraggiosi che, come Mandela, hanno sfidato l’apartheid e sono andati controcorrente, mettendo in gioco la propria vita, i propri privilegi, i propri sogni per rivendicare la libertà e l’uguaglianza di tutti gli uomini.

  • GLI IMPUTATI DEL PROCESSO DI RIVONIA (1963-64)

L’ African National Congress (ANC) rappresentò l’opposizione anti-apartheid e l’unica speranza di un futuro libero per i neri del Sudafrica. Per tale ragione il governo afrikaner represse, anche duramente, le sue iniziative. Fino ad arrivare al bando dell’ANC nel 1960.

Manifestanti anti-apartheid

Dopo la constatazione del fallimento della strategia della non-violenza, Mandela e i vertici dell’ African National Congress decisero di adottare come strumento di liberazione la lotta armata limitandosi però ad azioni di sabotaggio contro obiettivi strategici come centrali elettriche e altre infrastrutture.

Nel 1963, in una escalation di decisioni mirate a tagliare la testa alle organizzazioni di opposizione, Mandela e altri 12 militanti politici anti-apartheid furono catturati a Rivonia, un quartiere periferico di Johannesburg, e accusati, tra le altre cose, di alto tradimento e insurrezione.

Ecco i nomi degli imputati nel Processo di Rivonia:

Lionel Bernstein, Denis Goldberg, Arthur Goldreich, Bob Hepple, James Kantor, Ahmed Katharda, Nelson Mandela, Govan Mbeki, Raymond Mhlaba, Andrew Mlangeni, Elias Motsoaledi, Walter Sisulu, Harold Wolpe.

  • BRAM FISHER

Abram Louis Fischer fu un avvocato bianco sudafricano, che diventò noto per il proprio attivismo anti-apartheid e per aver curato la difesa legale di numerose figure della lotta all’apartheid, tra le quali spicca quella di Nelson Mandela durante il Processo Rivonia.

Come ha sottolineato lo stesso Mandela nel suo libro autobiografico “Lungo cammino verso la libertà“, Fischer è stato uno dei più valorosi avversari dell’apartheid, perché rinunciò a molto più di tanti altri: per i suoi ideali sacrificò una vita di privilegi procurata dalla propria origine Afrikaner ed una posizione di alto livello all’interno del governo sudafricano. Scelse un percorso di vita molto sconveniente che lo portò all’arresto e ad ammalarsi di cancro durante la reclusione. Morì agli arresti domiciliari dopo una forte pressione dell’opinione pubblica per la sua scarcerazione.

  • KOBIE COETSEE

Hendrik Jacobus (Kobie) Coetsee – allora Ministro della Giustizia – fu il primo membro del National Party ad avvicinarsi a Mandela, fino a quel momento dipinto come un pericoloso criminale. Nel 1985 Mandela era in prigione da più di venti anni e fu ricoverato per sottoporsi ad un’operazione chirurgica. Durante il ricovero, ricevette una visita inaspettata proprio dal ministro della giustizia, e da lì si accese la scintilla che mise in moto il lungo processo per la fine dell’apartheid.

Coetsee si convinse della necessità di tale gesto in un volo da Johaneesburg a Cape Town, durante il quale incontrò Winnie Mandela, seconda moglie di Nelson, che non perse l’occasione per convincerlo a incontrare suo marito.

Mandela, nelle sue memorie, riconosce a Coetsee l’enorme coraggio di quel gesto, che se scoperto dal presidente Botha, avrebbe pagato caro. Quel primo incontro fra i due fu seguito da altre visite regolari del ministro al prigioniero che propiziarono l’incontro tra Mandela e il presidente Botha nel 1989.

  • F. W. DE KLERK.

Frederik Willem de Klerk è stato a capo del National Party dal 1989 al 1997 succedendo al Presidente Botha. Una volta al potere, riabilitò i movimenti anti-apartheid, rilasciò i prigionieri politici – tra i quali Mandela – e accompagnò il Paese fuori dall’apartheid, avviando i negoziati con l’ANC (’90-’93).

Nel 1993 venne insignito assieme a Mandela, del premio Nobel per la Pace “per aver svolto un ruolo decisivo nello smantellamento del sistema di segregazione razziale nel loro paese”.

Il merito di de Klerk fu quello di non aver ceduto alle spinte estremiste che fino alla fine cercarono di bloccare il processo di liberazione e di aver accettato l’insostenibilità dell’apartheid nonostante la sua relazione con Mandela non sia stata sempre distesa, arrivando quasi a spezzarsi durante il primo round ufficiale di negoziazioni The Convention for a Democratic South Africa” (CODESA) nel 1990.

Nelson Mandela e FW De Klerk
  • CYRIL RAMAPHOSA e ROELF MEYER

Nel 1993, la fiducia nelle negoziazioni per la nuova Costituzione democratica del Sudafrica si stava affievolendo. Trovare una terza via tra la cosiddetta “majority rule” e il potere di veto alla minoranza bianca sembrava impossibile.

Però, Cyril Ramaphosa – negoziatore dell’ANC – e il ministro Roelf Mayer, non si arresero e tentarono di rimettere insieme i cocci delle negoziazioni, mantenendo viva la comunicazione fra le due fazioni.

Il Cyril-Meyer channel consentì di proseguire un dialogo fra le parti e fu l’incipit che condusse alle prime elezioni multirazziali della storia del Sudafrica nel 1994.

Cyril Ramaphosa e Roelf Meyer

Insomma, la storia che ha portato il Sudafrica fuori dall’apartheid è stata segnata dalle scelte coraggiose di molti uomini: che hanno saputo sacrificare la propria vita o che hanno rinunciato ad interessi personali e di partito in nome della libertà e dell’uguaglianza fra esseri umani.

E’ nostro dovere civile e morale non dimenticare i nomi, né sottovalutare le azioni, di tutti questi signori.

E voi, conoscete altri protagonisti della Liberazione sudafricana?

Cyril Ramaphosa, Nelson Mandela, FW De Klerk e Roelf Meyer

Fonti:

  1. Sparks, Allister Haddon. Tomorrow Is Another Country: The inside Story of South Africa’s Negotiated Revolution. London: Heinemann. (1995)
  2. Meredith, Martin. Nelson Mandela: A Biography. London: Hamilton (1997)
  3. Mandela, Nelson. Lungo Cammino Verso La Libertà. Milano: Feltrinelli (2013)

Questo articolo è frutto della collaborazione con Sofia Cutrone. Il suo contatto Instagram è: @sofia.cutrone

Sofia studia Relazioni Internazionali a Bologna e attualmente svolge un tirocinio all’Ambasciata italiana a Lisbona. Ha deciso di contribuire al progetto AltreAfriche per:

“mettere a disposizione degli altri le sue conoscenze legate al continente africano e per sentirsi parte di una comunità”


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