Due chiacchiere con: STEFANIE SONAN

In questa rubrica “Due chiacchiere con” ci piacerebbe ospitare alcuni interventi di giovani ragazze e ragazzi che ogni giorno si occupano concretamente di diritti sociali e civili, lotta agli stereotipi, all‘intolleranza, alla mediocrità, all’illegalità.

Insomma uomini e donne che lavorano – spesso in maniera silenziosa – per rendere la nostra società più pulita, più inclusiva, più aperta, più consapevole.

Oggi daremo la parola a Stefanie Sonan e con alcune semplici domande – un format che si ripeterà anche nelle prossime interviste – cercheremo di conoscerla meglio.

Cominciamo..

Ciao Stefanie, parlaci un po’ di te..

Ciao! Mi chiamo Stefanie Sonan e ho 21 anni. Sono cresciuta in Lombardia, nella provincia di Lodi, ma i miei genitori sono entrambi originari della Costa d’Avorio. Mi sono diplomata al liceo linguistico, e oggi sto studiando CIM (comunicazione, innovazione, multimedialità) presso l’Università di Pavia. Nel 2017 sono diventata presidente dell’Associazione Culturale Mosaik, fondata da mio padre nel 2000. Collaboro anche con Afroitalian Souls, per cui scrivo articoli di tema socio-politico.

Bene, quale di questi aspetti vorresti approfondire con la nostra community?

Sicuramente l’Associazione di cui sono attualmente presidente. L’Associazione Culturale Mosaik nasce da un’idea di mio padre. Quando arrivò in Italia nel 1993, i venditori ambulanti giravano per le strade a vendere maschere e statue africane a basso prezzo, come fossero semplici oggetti souvenir. Chi vendeva non conosceva il vero valore di quelle maschere, e nemmeno chi le comprava. Per questo nacque Mosaik: per mostrare agli italiani il valore storico e culturale dei cimeli artistici africani. Ora, nel nostro piccolo, continuiamo su questa linea: vogliamo far conoscere l’arte e la cultura africane nella loro interezza e profondità.

Secondo te, perché c’è bisogno, oggi, di parlare delle altre Afriche?

È fondamentale parlarne perché esiste ancora chi, in Italia e nel mondo, ha una visione errata o stereotipata dell’Africa. Ancora si crede che quel meraviglioso continente si limiti ad una zona di estrema povertà, di guerre e di bambini ammalati. Per me, l’Africa è quasi una sconosciuta, ma è anche grazie a realtà simili ad Altre Afriche che ho imparato a guardarla con occhi diversi.

Hai altri progetti in cantiere?

Oltre a mandare avanti l’associazione, io e Miranda Riva, una mia collega, abbiamo aperto un blog. Si chiama Second Generations, ed è dedicato a tutte le persone che sentono di appartenere a più culture e etnie diverse.  Come progetto è ancora un bebè, ma ne vado già molto fiera – soprattutto perché Miranda ed io siamo riuscite a mettere in piedi una cosa così, pur vivendo a 800 chilometri di distanza!

Il tuo sogno o i tuoi sogni più grandi?

Più che un grande sogno, credo di avere più sogni, diversi obiettivi che voglio raggiungere. Uno di questi è di vedere il mio paese ricco di diversità e multiculturalità. I primi figli di immigrati sono cresciuti senza modelli che assomigliassero a loro: vorrei che le generazioni future possano crescere in un’Italia in cui è normale vedere, per esempio, attori asiatici, presidi scolastici neri, politici di fede musulmana.

Mi piacerebbe concludere questa intervista con un piccolo consiglio o un auspicio. Cosa ti senti di dire a tutti coloro che seguono il progetto AltreAfriche?

Mi sento di incoraggiare la community a continuare su questa strada. State raggiungendo molti cuori e, allo stesso tempo, state dando a tanti africani l’opportunità di far conoscere il loro talento. L’Africa merita di essere scoperta a fondo, e voi state creando un ponte per renderlo possibile.


Grazie di cuore a Stefanie per questo prezioso contributo. Il suo contatto su Instagram è: @africanxrose

Se quello che hai letto ti piace, condividi l’articolo con i tuoi amici o commentalo con ciò che ritieni più opportuno.

Vuoi anche tu dire la tua? Hai qualche progetto di cui vorreste parlare?

Non esitare a contattarci. Ti stiamo aspettando 😉

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